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giovedì 9 luglio 2026

"KANDINSKY", mostra dal 15 settembre 2026 al 14 febbraio 2027 a Palazzo Bonaparte, Roma




La mostra dedicata Vassily Kandinsky (1866-1944), l'artista russo naturalizzato francese che ha ridefinito il linguaggio della pittura moderna, trasformando colore, forma e segno in emozione, sarà  ospitata  a Palazzo Bonaparte a Roma dal prossimo 15 settembre al 14 febbraio 2027.

L'esposizione ripercorrerà l'intera evoluzione artistica e spirituale del padre dell'astrattismo, dalle prime tele figurative fino alle rivoluzionarie composizioni astratte.
L’evento culturale di eccezionale rilievo internazionale,  più importante dell'anno, rappresenta la prima grande retrospettiva romana degli ultimi 25 anni, con circa settanta capolavori provenienti da musei internazionali e dal prestigioso museo Centre Pompidou di Parigi. 

 Generata e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il museo francese, curata da Angela Lampe, la mostra conserva il più completo e importante nucleo di lavori dell’artista al mondo grazie alle donazioni e al lascito della moglie Nina Kandinsky.


Colori, suoni, suggestioni, ed emozioni raccontano l’intera storia umana ed artistica di Kandinsky, tutte le tappe della sua trasformazione, da avvocato in Giurisprudenza ed Economia politica all'Università di Mosca a maestro dell’arte moderna, attraversando epoche storiche, paesi, grandi amori passionali.


Due figure femminili in particolare verranno raccontate nella mostra, perché ebbero un ruolo fondamentale nella sua affermazione: Gabriele Munter, sua compagna per oltre un decennio, grande artista rimasta a lungo nell’ombra e oggi riscoperta grazie ad alcune sue bellissime opere che saranno esposte per la prima volta nella mostra; e Nina Kandinsky, sua devota moglie e custode instancabile della sua memoria.

È stato proprio il generoso lascito di Nina al Centre Pompidou di Parigi a permettere di preservare e far giungere fino a noi l'immenso patrimonio del maestro, che oggi si svela a Roma in un'occasione eccezionale e irripetibile. Mentre l'istituzione francese si prepara, infatti, a una lunga chiusura per restauri, la Capitale si afferma come il principale punto di riferimento internazionale per la riscoperta dell'opera di Kandinsky, offrendo al pubblico italiano il privilegio raro di ammirare capolavori che difficilmente lasciano Parigi.


La mostra non riporta soltanto la storia di uno dei più grandi artisti del Novecento, racconta la nascita di una rivoluzione nell’arte. 

Per Kandinsky, infatti, un colore poteva avere il suono di una melodia, una linea poteva esprimere un'emozione. Da questa intuizione rivoluzionaria nacque l'astrattismo: un linguaggio completamente nuovo, destinato a cambiare per sempre la storia dell’arte e anche il nostro modo di guardare il mondo.


Attraverso cinque sezioni, il percorso espositivo accompagna il visitatore in un viaggio straordinario che attraversa tutta la vita e la ricerca dell'artista: dalle prime opere figurative agli anni di Monaco e del Blaue Reiter, fino agli anni della Russia rivoluzionaria, all’esperienza fondamentale al Bauhaus e all’ultima stagione parigina.


Tra i capolavori della suggestiva esposizione spiccano opere iconiche come Gelb-Rot-Blau (1925), considerata uno dei massimi esempi della sua produzione: una composizione in cui forme e colori si organizzano secondo una logica quasi musicale, dando vita a un’esperienza visiva intensa, coinvolgente e suggestiva.





L’ esposizione restituisce tutta la complessità della figura di Kandinsky: pittore, teorico, docente, intellettuale e protagonista assoluto delle avanguardie europee. Accanto alle opere pittoriche, saranno esposti documenti, fotografie, oggetti personali e materiali provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky, che consentiranno di entrare nella dimensione più intima e quotidiana dell'artista.





Il percorso sarà inoltre arricchito da approfondimenti dedicati alle sue teorie sul rapporto tra colore, forma e musica. Non mancherà, inoltre, la possibilità di perdersi tra le geometrie ed i colori di Kandinsky in una sala immersiva ideata appositamente per la mostra.


Nato a Mosca nel 1866, Vassily Kandinsky non sembrava destinato a diventare uno degli artisti più rivoluzionari della storia. Dopo gli studi in giurisprudenza ed economia e una promettente carriera accademica, attorno ai trent'anni prende una decisione radicale: abbandonare tutto per dedicarsi alla pittura. Si trasferisce a Monaco di Baviera, nel cuore dell'Europa artistica di inizio Novecento, entrando in contatto con quel fermento culturale che avrebbe cambiato per sempre il volto dell'arte moderna. 


Due esperienze, in particolare, segnano profondamente la sua ricerca la prima è l'incontro con i mucchi di fieno o  Covoni  - serie di quadri impressionisti dipinti - di Claude Monet dove  le forme sembrano dissolversi nel colore, dai quali Kandinsky comprende che un dipinto può emozionare anche senza rappresentare fedelmente la realtà; la seconda è l'ascolto del Lohengrin di Richard Wagner al Teatro Bol'šoj di Mosca: un'esperienza quasi rivelatrice, che gli suggerisce la possibilità di un'arte senza oggetto capace di agire come la musica, evocando emozioni, ricordi e immagini interiori.


Da questa intuizione nascerà una delle rivoluzioni artistiche più importanti del Novecento. Nel 1911 Kandinsky fonda, insieme a Franz Marc e anche a Gabriele Münter, il Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro), movimento che pone al centro dell'arte la dimensione spirituale, emotiva e interiore dell'esperienza umana. Sono gli anni in cui il colore conquista progressivamente la propria autonomia e la pittura si avvicina, passo dopo passo, all'astrazione.


È proprio questo periodo straordinario, compreso tra il 1911 e il 1914, a occupare uno spazio centrale nel percorso espositivo. Opere fondamentali come L'Arco nero (1912), tra i capolavori più celebri della collezione del Centre Pompidou, testimoniano il passaggio decisivo verso un linguaggio artistico completamente nuovo, nel quale forme, colori e segni acquisiscono una forza espressiva indipendente dalla rappresentazione del reale.


In questo contesto, nell’ambito della mostra  verrà dedicato ampio spazio anche alla figura Gabriele Münter, compagna di Kandinsky in quegli anni ma anche esponente centrale dell’Espressionismo tedesco, tra le artiste più significative del gruppo del Blaue Reiter, con una selezione di opere di prim'ordine accompagnate da una documentazione che metterà in luce il suo lavoro.

Münter condivise con Kandinsky una stagione di intensa ricerca e sperimentazione, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo delle nuove avanguardie. Il loro rapporto, profondo e complesso, intrecciò dimensione personale e dialogo artistico, lasciando un’impronta significativa in una fase cruciale per la nascita dell’astrazione.


Lo scoppio della Prima guerra mondiale segna il ritorno dell’artista in Russia, dove partecipa attivamente alla riorganizzazione della vita culturale nel contesto rivoluzionario.

Nel 1921 viene chiamato in Germania a insegnare al Bauhaus, centro nevralgico delle avanguardie europee, dove approfondisce ulteriormente la relazione tra forma, colore e struttura compositiva.

La chiusura della scuola nel 1933 da parte del regime nazista lo costringe a trasferirsi a Parigi, dove rimane fino alla morte nel 1944, lasciando un’eredità decisiva per l’arte moderna e contemporanea.


Con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative

riconducibili alla Giornata della Memoria, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne, con la consulenza scientifica ed editoriale per i contenuti divulgativi di Francesca Villanti.


Main partner dell’esposizione è la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, con Fondazione Cultura e Arte e Poema.


Gli sponsor della mostra: Generali Valore Cultura, mobility partner Atac e Frecciarossa Treno Ufficialemedia partner Urban Vison la Repubblicaradio partner Dimensione Suono Soft e sponsor tecnico Ferrari Trento.


Il catalogo è edito da Moebius.


IL CENTRE POMPIDOU

Dal 1977, il Centre Pompidou non ha mai smesso di essere il luogo di una cultura viva e impegnata – un centro multidisciplinare profondamente radicato nella società e aperto sul mondo. Nel 2025 ha avviato una vera e propria metamorfosi che gli consente di rimanere in movimento per tutta la durata dei lavori di ristrutturazione, fino alla sua riapertura nel 2030. Grazie all'ambizioso programma culturale Constellation, l'intero spirito del Centre Pompidou prende vita in numerose istituzioni partner, sia in Francia che a livello internazionale – a partire dal Centre Pompidou-Metz, dal Grand Palais e, prossimamente, dal Centre Pompidou Francilien.

Da circa quindici anni, il Centre Pompidou rafforza la sua presenza internazionale attraverso mostre itineranti, prestiti eccezionali e collaborazioni a lungo termine. Questo sistema mira a diffondere le collezioni, condividere le competenze e creare dialoghi tra le diverse scene artistiche, contribuendo al contempo alla diplomazia culturale française. L'apertura di sedi del Centre Pompidou in tutto il mondo gioca un ruolo chiave in questa strategia. Dopo Malaga nel 2015 e Shanghai nel 2019, e in parallelo con l'attesa inaugurazione del Centre Pompidou Francilien a Massy, apriranno successivamente due nuovi spazi internazionali, a Seul e poi a Bruxelles, segnando una tappa importante nella storia dell'istituzione. In queste sedi, il Centre Pompidou privilegia collaborazioni su misura ed evolutive, confermando il suo ruolo di attore chiave nella circolazione globale dell'arte e delle pratiche museali.


Sede

Palazzo Bonaparte

Piazza Venezia, 5 (angolo Via del Cordo)  00186 - Roma


Date al pubblico 

15 settembre 2026 - 14 febbraio 2027 


Orari di apertura

Dal lunedì al giovedì 9.00 - 19.30 venerdì, sabato e domenica 9.00 - 21.00. 


Informazioni e prenotazioni

T. +39 06 87 15 111

www.arthemisia.it

www.mostrepalazzobonaparte.it
info@arthemisia.it


Ufficio Stampa Arthemisia

Salvatore Mancuso

sam@arthemisia.it
press@arthemisia.it T. +39 06 69380306 T. +39 06 87153272 -  int. 332

martedì 11 febbraio 2025

MOSTRA “Munch. Il grido interiore” Roma


Le ragazze sul ponte (1927)


“Munch. Il grido interiore”l’importante mostra monografica dedicata a EDVARD MUNCH (Norvegia, 1863 -1944) ospitata a Palazzo Bonaparte di Roma, dall’11 febbraio al 2 giugno 2025.


Protagonista indiscusso nella storia dell’arte moderna, Munch,  è considerato un precursore dell’Espressionismo e uno dei più grandi esponenti simbolisti dell’Ottocento. 


La vita segnata da sofferenze e grandi lutti come la perdita prematura della madre, della sorella, del fratello e la relazione amorosa difficile con la fidanzata Tulla Larsen e malattia  sono stati per l’artista norvegese,  assieme all’interesse per le forze invisibili e la natura dell’universo, il materiale emotivo per iniziate a dare corpo alla sua poetica e al suo  talento artistico con il quale ha saputo rappresentare in maniera potente, sentimenti, passioni e inquietudini della sua anima. L’esigenza di comunicare, le sue percezioni, il suo grido interiore lo accompagneranno per tutto l’arco della vita vissuta “sull’orlo di un precipizio” portandolo a trattare temi universali - come la nascita, la morte, l’amore e il mistero della vita - oltre ai disagi  psichici, l’instabilità  dell’amore storico, le malattie fisiche e mentali e il vuoto lasciato dalla morte. 


Il suggestivo percorso espositivo, curato da Patricia G. Berman, una delle più grandi studiose al mondo di Munch, offre al visitatore una straordinaria retrospettiva di uno degli artisti più amati del mondo con oltre cento capolavori tra dipinti, disegni, stampe e parole tra cui una delle versioni litografiche custodite a Oslo de L’Urlo (1895) e  le iconiche La morte di Marat (1907), Notte stellata (1922-1924), Le ragazze sul ponte (1927), Malinconia (1900–1901) e Danza sulla spiaggia (1904), tutte provenienti dal Museo MUNCH.  


Capolavori che raccontano l’animo più profondo e inquieto dell’ artista, attraverso figure che si intrecciano, sguardi carichi di tensione e atmosfere dai colori accesi ma anche cupi, sospese tra passione e tormento, si articolano su sette sezioni: prima sezione - Allenare l’occhio - con Autoritratto (1881/82), Malinconia (1900/1901) e il circolo bohémien di Kristiania (1907); seconda sezione -  Quando i corpi si incontrano e si separano - con Bacio vicino alla finestra (1891), Coppie che si baciano nel parco (Fregio di Linde) del 1904 e Madonna (1895); terza sezione - Fantasmi - con le opere celeberrime come Sera. Malinconia (1891), Disperazione (1894), L’Urlo (1895), Lotta contro la morte (1915) e la morte nella stanza della malata (1893) ; quarta sezione - Munch in Italia - La Tomba di P.A. Munch a Roma (1927), Ponte di Rialto, Venezia (1926) ; quinta sezione - L’universo invisibile - Uomini che fanno il bagno (1913/1915), Onde (1908) e il falciatore (1917) ; sesta sezione - Di fronte allo specchio (Autoritratto)Il viandante notturno (1923/24), Autoritratto tra il letto e l’orologio (1940/1943; settima sezione - L’eredità di Munch - Donna sui gradini della veranda (1942, Muro di casa al chiaro di luna (1922/1924), Le ragazze sul ponte (1927)


Esposizione  che ripercorre l’intero percorso artistico di Munch, dai suoi esordi fino alle ultime opere, attraverso i temi a lui cari, collegati tra loro dall’interpretazione della tormentata essenza della condizione umana. Tutto ruota attorno al ‘grido interiore’ di Munch, al suo saper interpretare, comunicare e condividere, ricordi, sue esperienze emotive e sensoriali,  chiaroscuri della vita e forze invisibili che animano e tengono assieme l’universo,  il suo immaginario disturbante, inquieto, eppure  seducente. Edvard Munch non dipingeva ciò che vedeva, ma ciò che sentiva: “Non dipingo la natura, la uso come ispirazione… Non dipingo cosa vedo, ma cosa ho visto.”


Amore e Dolore (Vampiro) (1895) 


Munch è forse l’artista che ha saputo più di ogni altro trasferire sulla tela sentimenti e angosce profonde, rendendoli specchio dell’animo umano e della sua eterna lotta tra desiderio e sofferenza, dando loro  forme, sfumature di colori ed emozioni universali senza tempo  che non a caso giungono fino a noi.  



Prodotta e organizzata da Arthemisia - in collaborazione con il Museo Munch di Oslo - l’esposizione  gode del patrocinio del Ministero della cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma - Assessorato alla cultura, della Reale Ambasciata di Norvegia a Roma e del Giubileo 2025 - Dicastero per l’Evangelizzazione. 



L’Urlo (1895)


Notte Stellata (1922-24)